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Dal Nuovo Giornale d’Italia del 29/12/1946 PER UN TRISTE RITORNO UN MAESTRO: Laurenzio Laurenzi Non questo, o Laurenzio era il ritorno di cui avevamo ragionato nei giorni scorsi, quando tu pensavi di riposarti da un cinquantennio di lavoro. e quale e quanto lavoro, in un angolo sereno e luminoso della nostra terra comune.  Perchè nutrivi ancora dei sogni ed amavi Assisi come un antico innamorato, tu che ne conoscevi ogni angolo ed eri vissuto lunghi anni contemplazione attiva sotto il suo cielo divino, entro la penombra delle sue chiese, dinnanzi al panorama, unico al mondo, della gioconda. valle spoletana.  E poi ti ardeva adesso un nuovo desiderio nel cervello, che non conosceva riposo. Insieme l’avevamo già colorito di un’attraente realtà: doveva essere questa, non il tuo addio all’arte, che ti ebbe così eclettico maestro, una legittima soddisfazione, una breve sosta prima di riprendere il cammino verso un’altra e forse più ardua operosità: gli anni non contavano, contava si l’energia e la voglia di non stare indarno un giorno solo. E già vedevi svolgersi, in belle sale ospitali, tutta una lunga teoria delle cose maggiormente significative, che erano uscite dal tuo rapido e sicuro pennello o si erano avvivate, con sorvegliata bravura sui  rami preziosi, durante mezzo secolo- Peccato che non  avessi conservato la nota delle tele, che dopo il  successo all’esposizione di Perugia nel 1897 ( era naturalmente un affascinante interno della Basilica francescana ) andarono lietamente per il mondo, in Italia e all’Estero,  in Francia e in America specialmente. Oggi potremmo conoscere una produzione tale da sbalordire. Volesti essere figlio del tuo gusto, che s’era affinato alla scuola fiorentina e senese del tre e quattrocento; però non disdegnasti camminare con il tempo,  nè ti dispiacque tentare con simpatiche prove il divisionismo, il sintetismo, l’impressionismo in ritratti e paesaggi sempre magnificamente de­corativi. La varietà della tua tavolozza t’era venuta anche dal peregrinare in tutta l'I­talia, da cima a fondo, dai tuoi viaggi di studio a Londra, a Parigi, dalla tua sete di bellezza che ricercasti assiduamente, riportandone deliziosi aspetti, nelle terre di Tunisia, della Tripolatinia, della Libia, in Eritrea, nella Somalia, -in Turchia, in Grecia, nella Bulgaria. Nato artigiano, avviasti la vita indipendente per una strada in cui ti saresti tro­vato sempre solo, non misantropo, tutt’altro. ma unicamente perché volesti conquistare intera la tua libertà. E certo, al tuo lavoro febbrile, questa fu una  vittoriosa conquista, di cui talvolta però avresti fatto a meno per un affetto, per una dolce compagnia che ti avesse allietato almeno questa declinante giornata. Ma tu avesti ingenua sincera una fede religiosa che molto confortò la tua vita ed i pensieri che nell’ultima ora avrai ricercato quello su cui eri solito dire la tua preghiera, l’antico rosario della tua mamma. O burbero e  inquieto, anzi irrequieto amico,  dal cuore d’oro, benefico ricco di tanti segreti tesori, ti ho seguito anche i quei tre anni di lavoro furioso, quando con una rapidità mirabile, compiesti un lavoro mai non tentato da altri: la riproduzione,  in oltre ottanta grandi rami, dei più famosi monumenti romani nel Mediterraneo, fatica da abbatte­re un gigante, ma che tu superastì con slancio giovanile, esempio di una vitalità straordinaria. E’ questo il tuo vero monumento, durevole più dei marmi: tu n’eri giustamente orgoglioso, essendo consapevole di aver arricchito la Patria di una raccoIta d’arte che ci sarà dovunque invidiata. Ed ora tanta alacrità, che pareva inestinguibile, all’improvviso si tace. Colui che viene come un ladro, ti ha ghermito alle spalle, non dandoti tempo di reagire, di difenderti. Fosti suo, senza nemmeno un lamento Era così che tu. presentivi, in qualche. ora di sconforto, la tua fine solitaria?  Ne accennasti una volta, ma di sfuggita, timoroso e fidente al tempo stesso della tua fibra robusta. Anzi avevi alcuni giorni addietro goduto che t’avessero iscritto, tu scontroso d’ogni titolo, fra i  “Virtuosi del Pantheon” e ignoravi certo che presto saresti stato nominato fra gli Accademici di San Luca. Adesso ritorni al nostro Colle, dove avevi preparato il luogo del riposo per i tuoi cari e per te. I tuoi amici, e ne avresti tanti e valorosi in ogni campo, con l’animo angosciato e pensosi di sé seguono il tuo viaggio, l’ultimo verso la pace verso la luce cristiana. Addio.     Giulio Locatelli Home Foto di famiglia Laurenzi Laurenzio Laurenzi Annarita Campana Laudi Gubbio Contatti Laurenzi Laurenzio